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Porta Romana

Veduta della via allo stato attuale

Veduta se la porta non fosse stata demolita.

Porta Romana

Con molto stupore e curiosità cercai immagini di Porta Romana o Porta Superiore,ma ne trovai soltanto due, ed erano quelle che si ripetevano nei vari libri che trattavano la storia di Velletri.

E più precisamente il disegno in prospettiva del Rossini del 1839,e la ricostruzione architettonica e grafica scaturita dalle ricerche e dagli studi di Giorgio Schneider Graziosi.

Nel suo libro: “L’antica porta Romana di Velletri”dell’ ottobre 1915 ( anno riportato sull’ultima pagina del libro), sono allegati due disegni inediti, che Schneider dice sono frutto del lavoro di ricerca di un solerte e valido bibliotecario,nonché studioso di tradizioni di Velletri , esposte in un volume intitolato:”Velletri e le sue contrade”, del signor Augusto Tersenghi.

Schneider afferma ancora, che per il progetto della porta fu incaricato il celebre Giacomo Barozzi da Vignola, il quale otto mesi prima della sua morte nel 1572 portò a Velletri i disegni del nuovo palazzo dei Priori e della porta Romana o Superiore.

I lavori furono diretti da un suo illustrissimo discepolo Giacomo Della Porta, che ne iniziò i lavori nel 1576 grazie anche all’opera dei maestri Ambrogio Sala e Ambrogio Argento.

La pietra necessaria fu reperita gran parte nella cava ancora oggi visibile presso l’attuale monumento ai caduti, quindi vicinissima al luogo di lavorazione e posa in opera.

Lo stile architettonico pulito e armonioso è fuori di dubbio appartenente all’inconfondibile genio vignolesco.

Dalle stampe del libro di Schneider non si apprezzano i dettagli degli stemmi del papa regnante, dei due cardinali e della città.

Quindi mi convinsi a ridisegnare la porta cercando di acquisire più “pezze di appoggio” possibili.

Dalla assurda demolizione della porta si sono salvati tre pezzi dei fregi degli stemmi, che dopo varia peregrinazione sono approdati nei giardini di piazza Garibaldi e nella Villa Comunale.

Quindi accuratamente fotografati e misurati i pezzi,le immagini sono state ricollocate esattamente nel disegno della porta che stavo ricostruendo nella stessa scala.   

Se diamo per buono il disegno che Rossini fece lo stesso anno della demolizione della porta (1839), si vede che in esso non c’è traccia degli abbellimenti che, qualche tempo prima, si erano proposti di aggiungere i deputati dalla giunta.

Anche perché, con la fretta che avevano di abbatterla, ritenendola “lo sconcio dell’obliquità della porta”, non si capisce che senso avrebbe avuto abbellirla ancora.

Lo sconcio non era altro che un certo disturbo nel transito dei postali e delle carrozze di una certa grandezza, non perché la porta fosse troppo stretta, ma perché superata la porta stessa la casa di un certo Vendetta si prospettava irregolarmente sulla luce del fornice causando disagio nelle manovre.

Ma allora era più semplice “scantonare” l’angolo di questa casa che non demolire l’intera porta.

Non ci è dato di capire come l’opera di un signor nessuno fosse più importante di un Giacomo Barozzi da Vignola.

Quindi grosso modo il disegno della porta doveva essere come ho cercato di disegnare, tenendo conto dei pezzi ancora esistenti che hanno restituito la scala dell’opera.

Non sono invece riuscito a ritrovare l”occhialone” che Schnaider fotografò nel cortile della casa di Scipioni in via Lanuvia.

Scipioni era la ditta incaricata della demolizione, la quale pensò bene di portarsi a casa uno dei due occhialoni tondi della porta, per metterlo come terminale al suo pozzo personale.

Trovata la casa che porta ancora oggi le iniziali “SZ”che dovevano essere dello Scipioni, nel cortile per intenderci dell’ex “trattoria Telaio Vecchio”, non ho trovato, scandagliando bene, nessun pozzo che avesse come terminale l’occhialone della porta.

Convengo che nel tempo trascorso tra la foto dello Shnaider a oggi c’è stata una guerra che ha raso al suolo molti edifici anche in quella zona.

Peccato perché se l’occhialone fosse ancora esistito e la sua misura fosse stata confermata, dai miei calcoli di 90 cm. di diametro, avrei ottenuto una ulteriore prova della scala del disegno.

Il mio piccolo contributo possa almeno servire per far capire che capolavoro avevamo all’inizio del corso e quanto imbecilli sono stati i “deputati” di allora a decretarne la demolizione, privando così le generazioni successive dell’orgoglio per la propria città.

Come se a Roma si decidesse, ed è successo davvero che un Papa lo abbia detto, di abbattere il Colosseo per farne una piazza. (Il colosseo è il monumento più visitato al mondo).