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Prospetto della Coroncina

La Coroncina

Arrivando sulla piazzetta dove sorge la chiesa di S.Lorenzo,e proseguendo sulla destra si accede in un largo spazio oggi denominato “ Largo Mons. Giuseppe Centra”. Lungo il muro laterale della chiesa di S.Lorenzo in proseguimento, si erge la chiesetta detta della Coroncina.

La Confraternita degli Amanti di Gesù e Maria, aveva sede nella Chiesa della SS. Concezione detta della Coroncina. Questa Chiesa fu fatta fabbricare da Giuseppe Angelini su consiglio del B. Leonardo da Porto Maurizio (1676 - 1751). Subì varie rovine ma sempre restaurata con donazioni e limosine popolari. Nell'anno 1814 fu eretta a sede della Confraternita sopramenzionata.
Si noti la planimetria del vecchio catastale, in cui la facciata della chiesetta non corrisponde con l’attuale. Infatti nel catastale non è neanche presente, e molto più sporgente la pianta della chiesa. Mentre in realtà sporge di meno ed ha quella conformazione ondulata borrominiana.( errore di rilievo catastale?).

L’incisione qui riprodotta si venerava in Velletri in suddetta chiesa, dono di Giuseppe Latini Maciotti. Probabilmente proprio per questa occasione il Conte Giuseppe Latini Macioti potrebbe aver commissionato l'opera, anche perché «...dalla pia liberalità del Conte Giuseppe Latini Macioti venne aggiunta a questa Chiesa la Sagrestia, e una comoda abitazione pel Cappellano, e la provvide di arredi sacri, di suppellettili e di tutto ciò, che bisognare potea al dívin culto e specialmente di un eccellente organo... ( Storia della Città di Velletri - scritta dal Canonico Tommaso Bauco - Tip. Cappellaci, 1851, vol. Il, p. 149). Nella voluminosa documentazione dì questa Confraternita esistente nell'Archivio Diocesano c'è un vuoto cronologico, almeno fino ad ora, proprio di questo periodo per cui non esiste la minima traccia di questa opera. Era una tela ad olio oppure il Conte commissionò soltanto un'incisione? Non c'è indicazione dell'autore del disegno ma soltanto dell'incisore, R. (Romualdo) Ceracchi, figlio di Giuseppe nato a Vienna ed ivi operante assieme al fratello Giovanni nel 1821. Il Conte avrebbe fatto spostare da Vienna un artista di tal livello per una semplice incisione ?

Sembra che i Macioti per tradizione familiare fossero benefattori di Confraternite se già nel 1618 la Buona Anima di Flaminia Macioti disponesse quanto segue:

Asse Ereditario della b. m. di Flaminia Macioti.

La b.m. di Flaminia Macioti nel suo ultimo testamento rogt. Da Zeffiro Velli 5 maggio 1618.- lib. A . fog. 106 istituì Erede universale di tutti li suoi beni la V. Archiconfraternita della Pietà de’ Carcerati di Velletri, eretta nella Chiesa Parrocchiale di S. Maria del Trivio col peso di dotare ogni anno in perpetuo una Zitella povera, ed onesta con dote di Sc. 37.50. ed una veste sc. 6. Morì la sd.a Flaminia li 30. Xbre 1620....

Le notizie di seguito sono tratte dal libro di Roberto Zaccagnini : Le tradizioni Velletrane. – ediz. Scorpio 2001. La chiesetta era anche dedicata a Sant’Anna, la Santa madre di Maria vergine.La festa che ricorre il 26 luglio, se ne ha notizia in un invito sacro datato 1882, il quale lascia intendere trattarsi di unaq celebrazione tradizionale, e di non secondaria importanza. L’edificio sacro, della Coroncina, oggi semidistrutto fu eretto sul retro della chiesa di San Lorenzo. Essa, iniziata a costruire durante il Giubileo del 1750 ad istanza di Padre Leonardo di Porto Maurizio, fu ceduta, in costruzione, al convento di S.Lorenzo nel 1753.

Nella foto allegata che porta la data del 1910, si può vedere il complesso come si presentava da via Paolina, nella sua integrità con le coperture dei tetti ancora sani .

PERCHE’ SI CHIAMA “CORONCINA”

Perché riservato solo agli uomini appartenenti alla Congregazione della Coroncina, che lì si incontravano per recitare il Rosario. Soltanto un secolo dopo, intorno alla metà dell’800 (1854), il luogo di culto inizio’ ad essere aperto, in particolari occasioni, anche alle donne.

Precisa MARCO NOCCA, nel suo libro “ Velletri “- ed. Palombi 2010. Pur essendo ora in stato di rudere, e ormai privo di copertura, nella facciata, nel timpano curvilineo e nella pianta ellettica dell’edificio è comunque leggibile l’ispirazione borrominiana.

Ancora UMBERTO SAVO, in “ Velletri nelle sue cartoline d’epoca” – ed. Ideagraph- 2007-

La chiesa presenta quattro paraste, di cui due inquadrano il portale d’ingresso; sopra questo un ovale con lo stemma di Benedetto XIV e una croce tra due cuori simbolo della confraternita. La chiesa venne danneggiata con i bombardamenti del 1943 e l’incuria del tempo e degli uomini hanno contribuito allo stato in cui si trova attualmente. Rocconta un vecchio velletrano che: “ quando ancora restava in piedi, ci trovavamo la sera nei piccoli locali annessi a dare compagnia a uno degli ultimi parroci, Don Alessandro Coluzzi, sacerdote colto e pignolo come amava definirsi. Dopo i gravi danni subiti la chiesetta fu imbrigliata in qualche modo tra tavoloni e lamiere senza intervenire per recuperarla.

Annibale Cassandra- “Velletri nel Tempo” ed . ideagraph snc Velletri – 2010

Sotto all’ovale dello stemma, c’è una piccola lapide che riporta questa scritta:

“HANC FRONTEM ANNO MDCCCXXX TURBINE DISJECTAM ALOYSIUM COMES LATINUS MACIOTUS INSTAURAVIT AERE. P”

LA VIA CRUCIS NELLA CHIESA DELLA CORONCINA IN VELLETRI /1

Tonino Parmeggiani

Le notizie storiche sulla Chiesa della SS.ma Concezione, più conosciuta come della Coroncina, in Velletri, riportate nei testi di storia locale, sono piuttosto scarne se non del tutto assenti, per cui si è ritenuta cosa necessaria il reperimento di altre fonti documentarie, al fine di avere una più esatta cronistoria di tutti gli eventi che la interessarono nel corso di circa due secoli e mezzo. La fonte archivistica che si è rivelata più preziosa per la nostra ricerca, è stata senza dubbio l’Archivio Storico Notarile di Velletri, che conserva tutti i protocolli degli atti rogati dai notai nella città.

In una prima fase di ricerca si sono rinvenuti tre atti notarili che indicheremo, rispettivamente, nel seguito del testo: Atto I, [redatto il 17 agosto 1750 dal notaio Giovanni Serangeli, volume 1202 (ex 1245), fogli 89-90], Atto II, [redatto il 19 luglio 1753 dal notaio Giovanni Serangeli, volume 1213 (ex 1257), fogli 253-260], Atto III, [redatto il 17 agosto 1820 dal notaio Fortunato Giuseppe Moretti, volume 1483 (ex 1529), fogli 365-384].

Questi si sono rivelati particolarmente ricchi di informazioni, di nomi e di fatti: veniamo così a delineare un excursus storico della nostra chiesa particolarmente dettagliato, non solo in riferimento agli aspetti finanziari  ed alle figure che vi intervennero, ma anche in merito ai vari interventi che la interessarono nel corso di questo arco cronologico, di circa 80 anni, 1740-1820.

Già dalla lapide apposta nella chiesa, sapevamo che questa era stata costruita nell’anno 1752, con il contributo finanziario del benefattore locale Giuseppe Angelini, per esortazione del Padre Leonardo da Porto Maurizio nel corso della sua missione, avvenuta a Velletri nell’anno 1737, con il fine di essere adibita a luogo di devozione della Via Crucis: questa è la notizia sintetica riportata e ripresa nei testi di storia locale.In realtà il Santo era venuto in città già nel 1731 e 1733, ma fu la missione dal 16 maggio al 13 giugno 1737 che lasciò abbondanza di frutti spirituali (cfr Mons. Fernando De Mei, La Meravigliosa Storia di Velletri, Velletri, 1978, pp.251-3, 258-9).

Và aggiunto che S. Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751, verrà beatificato nell’anno 1796 e canonizzato nel 1867; la sua memoria cade il 26 novembre), apparteneva all’Ordine Religioso dei Frati Minori Osservanti di S. Francesco, lo stesso a cui appartenevano il convento e l’annessa chiesa di S. Lorenzo, attigui alla Chiesa della Coroncina: fu un grande predicatore, specialmente sul tema della devozione verso la Via Crucis, alla cui diffusione popolare contribuì grandemente, piantando la Via Crucis anche nel Colosseo; certamente conobbe il veliterno Ven. Filippo Visi (1704-1754), dello stesso ordine e praticamente contemporaneo al Santo. Per comprendere meglio il contesto storico, và aggiunto che la pratica devozionale della Via Crucis si diffuse inizialmente solo nelle chiese dei Minori Francescani, avendo questi la Custodia della Terrasanta dove si era originata, anzi costoro ne mantennero praticamente l’esclusività fino al 1731, quando venne concesso anche alle altre chiese la possibilità di istituirle, mantenendo però i Minori l’onore di istituirle secondo alcuni precisi canoni. Probabilmente fu lo stesso Santo ad istituirla nella chiesa della Coroncina, con le quattordici stazioni disposte in altrettanti grandi cornici rettangolari a stucco (ora vuote) sulle pareti interne, in una pianta di forma ellittica, forse scelta per determinare un’unica sequenzialità, senza interruzioni. Lo stemma pontificio del Papa Benedetto XIV (regnò dal 1740 al 1758), tre pali verticali (in rosso su fondo d’oro), anche se qui sono in numero di quattro!, circondato dalle parole BENED. XIV FUNDAT [Benedetto XIV fonda] è rappresentato in una decorazione a stucco, inserita in un ovale sul prospetto

I documenti rinvenuti ci completano e definiscono ulteriormente gli eventi. Avendo pertanto il detto Padre Leonardo da Porto Maurizio, in occasione della sua ultima S. Missione a Velletri, dell’anno 1737, non essere cosa decorosa che uomini e donne praticassero insieme il S. Esercizio della Via Crucis, già istituito da alcuni anni nella vicina chiesa di S. Lorenzo, che per tale scopo si dimostrava anche troppo piccola, esortò quindi la cittadinanza affinché si potesse costruire un nuovo Oratorio, da destinarsi per l’appunto all’esercizio della Via Crucis solamente per gli uomini: a tal proposito scelse proprio lui il luogo, che ricadeva nella proprietà dei frati di S. Lorenzo, confinante con il cimitero e con l’orto dei religiosi; nel contempo spronò i fedeli ad offrire somme in denaro (Atto II, foglio 253r.).

Decisa così la cosa, i cittadini supplicarono pertanto il P. Guardiano del Convento di S. Lorenzo di inoltrare una supplica, ai Padri del Definitorio della Provincia Romana del suo ordine, affinché concedessero l’autorizzazione per l’edificazione del nuovo Oratorio nell’area ricadente nella proprietà dell’ordine, precisando che essi non avrebbero rivendicato, in futuro, alcuna pretesa di proprietà ma che questa dovesse rimanere in perpetuo alla S. Sede Apostolica e l’uso ai Padri dell’Ordine dei Minori: pertanto il P. Guardiano, nell’anno 1740, inoltrò richiesta al Definitorio del suo ordine, ottenendone parere favorevole, con Decreto del 7 maggio 1740 (Atto II, foglio 253v.).

Analoga richiesta venne inoltrata anche al Vescovo di Velletri che, con rescritto del 16 maggio 1740, acconsentì favorevolmente. Per dar inizio ai lavori di costruzione, ai Padri di S. Lorenzo, venne consegnata la somma raccolta nel frattempo ed ascendente a scudi  255 e baiocchi 80. Fu fatto inizialmente lo spiano del sito, acquistata e smorzata la calce, comprati sassi e pozzolana per rifondare i muri dell’attigua chiesa di S. Lorenzo ed infine fare le fondamenta ed il muro della facciata dell’erigendo Oratorio per un altezza pari alla metà della porta d’accesso ed alcuni muriccioli per sostegno della terra (Atto II, foglio 258r.). A questo punto i soldi terminarono e la costruzione venne sospesa per circa dieci anni.

Fu solamente nell’anno 1750 che una persona pia, Giuseppe Angelini, volle riprendere, a sue spese, la costruzione dell’Oratorio, dotandolo anche degli arredi sacri, per donare infine il tutto ai religiosi di S. Lorenzo. Cosi, dall’Atto I, intitolato “Impegno di terminare la Via Crucis…”,  apprendiamo che i due maestri Marco Bertollini e Baldassare Bertagna, definiti “stuccatori romani” si impegnano, rispetto al committente, Sig. Giuseppe Angelini, “à tutte e loro spese stabilire, e perfezzionare  tutto il lavoro della nuova Via Crucis fatta costruire dal medesimo detto Angelini, vicino, ed attaccato alla V. Chiesa del Convento di S. Lorenzo de RR. PP. Minori Osservanti di S. Francesco di questa città di Velletri di già principiato, e seguitare continuamente, sino che sarà terminato, con farci la volta con camera canna liscia, il pavimento di mattonato con mattoni arrotati di buona qualità, tutte le scorniciature dentro, e fuori, colli capitelli, e quadri in conformità del disegno fatto, e già consegnato ad essi stuccatori, con renderla pulita, et imbiancata dentro, e fuori, et inoltre farvi uno scalino alla tribuna coll’altarino, secondo la proporzione, il tutto ad uso d’arte di stuccatore…per il prezzo in tutto, e per tutto, di scudi quattrocento quaranta moneta romana, cosi trà di loro concordati”.

Nell’Atto II, del 1753, intitolato “Cessione della nuova costruzione della Via Crucis a favore del V. Convento  e RR.PP. di S. Lorenzo”, il benefattore Angelini, completati i lavori, fa rinuncia di ogni sua pretesa, a favore del Convento dei frati: oltre ai lavori materiali, esso fornì la chiesa anche dei 14 quadri  raffiguranti le stazioni della Via Crucis, di lampade, banchi e quant’altro occorrente per l’attività liturgica. La donazione a favore dei frati avvenne con la condizione che questi ultimi si impegnassero a mantenere vivo l’esercizio della Via Crucis e quello “della Coroncina” (recita del S. Rosario) ed a tenere aperta la porta della chiesa per tutto il giorno; per se l’Angelini riservò il diritto di mettere una lapide, sopra la porta, all’interno della chiesa, che ricordasse l’evento, di cui riportiamo il testo:

SACELLUM HOC PRO SANCTO VIAE CRUCIS EXERCITIO / SUADENTE SERVO DEI P. F. LEONARDO A PORTU MAURITIO / SERAPHICAE SCRICTIORIS OBSERVANTIAE FAMILIAE SACERDOTI /DE APOSTOLICIS MISSIONIBUS OPTIME MERITO / A P. R. HUIUS CENOBIS FRATRIBUS AERE PIO / LICITE MODICE COEPTO / IOSEPH ANGELINI / PROPRIO EREXIT ABSOLVIT ORNAVIT / ANNO REPARATIONIS HUMANAE MDCCLII

[Nella traduzione corrente, avvertendo che da un altro manoscritto compaioni alcune difformità: Questo luogo sacro, per il santo esercizio della Via Crucis, su esortazione del Servo di Dio Padre Frà (?) Leonardo da Porto Maurizio sacerdote della famiglia francescana di stretta osservanza, per la grandissima ricompensa per le missioni apostoliche, con il denaro raccolto tra i fedeli dai Reverendi Padri (?) frati di questo convento, per un conveniente e consentito progetto, Giuseppe Angelini, a proprie spese eresse, pagò e provvide nell’anno della riparazione umana 1752].

Sappiamo la lapide ancora esistente, oggi è sparita, all’anno 1921 in quanto è riportata da Attilio Gabrielli nelle sue “Iscrizioni esistenti in Velletri…”, p. 76.

L’opera missionaria di penitenza e di pace, apportata da San Leonardo, deve essere stata davvero edificante per la città e per i singoli. Vogliamo sottolineare che Giuseppe Angelini era padre di Maria Grazia, sposata con Giuseppe Colonnesi il quale a sua volta, assieme ai fratelli, pochi anni prima aveva costruito come Cappella privata nella loro proprietà di campagna, l’attuale Chiesa della Madonna del Rosario a Colle Ionci; un’altra figlia, Chiara Teresa sposò un Cella ed anche questi costruirono una Cappella interna al loro casale, oggi in contrada Capitancelli.

Lo stesso Angelini poi, in data 17 luglio 1753, richiese al Vescovo il permesso per erigervi la Via Crucis «Il Signore Giuseppe Angelini…Le rappresenta avere a proprie sue spese terminata e compiuta la fabrica di un Oratorio ad effetto di farvi eriggere l’esercizio della Via Crucis per gli uomini secondo il desiderio che mostrò il Servo di Dio (era morto da appena venti mesi ma già il popolo lo considerava sulla via della santità, n.d.A.) Padre Leonardo dal Porto Maurizio, allora, che fece in questa città le sue replicate missioni, e perche a seconda delle bolle apostoliche non puole venirsi a tale erezzione da PP. Minori se non con l’assenzo dell’Ordinario.. supplica V. S. Ill.ma a volergli dare il suo consenso..» (Archivio Vescovile, Bullarium, Sez. II, Tit. V n. 17, ff. 995-998r.).

Ma le vicende riguardanti l’Oratorio della Coroncina non erano terminate: dopo qualche tempo crollò il muro perimetrale a nord, probabilmente trascinando giù anche il tetto, e la chiesa rimase abbandonata per altri anni. Un fedele, tale Nicola Cesaretti, dopo aver raccolto delle offerte, iniziò la ricostruzione del muro ma, esauriti i fondi, dovette porre fine a questo suo tentativo di riuso dell’Oratorio. Per inciso, va detto che questi decenni di fine secolo furono un susseguirsi di crisi economiche e di carestie.

La situazione rimase immutata ancora per alcuni anni fino a che, nell’anno 1809, intervenne un altro benefattore, nella persona di Fabio Bartoli che, a sue proprie spese, ristrutturò interamente l’edificio sacro. Nel successivo atto di donazione, da parte di quest’ultimo ai Padri del Convento di S. Lorenzo, redatto nell’anno 1820 (Atto III), veniamo ad apprendere la cronistoria di questi ultimi lavori, con nuovi ed interessanti particolari, desunti dalle ricevute dei pagamenti, effettuati dal Bartoli ed allegate all’atto, che riportano in dettaglio l’elenco, con relative misure, dei lavori eseguiti dalle varie maestranze.

In totale il Bartoli spese 500 scudi, più altre spese minori; le voci più importanti sono il tetto rifattodi nuovo con 13.000 canali, travi, varie opere di muratura, ripresa del muro parzialmente crollato, ripresa e rifacimento di intonaci, inzeppatura di crepe, rifacimento di cornicioni, delle finestre ovali nonché costruzione dei pilastri e dell’arco della “cappelletta”.

L’oratorio, conclusi i lavori,  venne riaperto il 1° novembre 1809. Poco dopo, a seguito dell’invasione francese, i Frati Minori Osservanti vennero espulsi ed allora  l’Oratorio venne gestito dai laici appartenenti all’ ”Unione Fratelli della Coroncina”.

In questo periodo di assenza dei frati, fino alla restaurazione dello Stato Pontificio, all’incirca un decennio, vennero costruite, come donazioni del Conte Giuseppe Latini Macioti, la Sagrestia, attigua all’Oratorio ed un’abitazione per il Cappellano, sempre insistenti sul terreno annesso al Convento; nell’anno 1814 vi venne eretta la  “Confraternita degli Amanti di Gesù e Maria” ( da: Tommaso Bauco, Storia della città di Velletri, Velletri, 1851, Vol. II, pag.149). Al ritorno dei religiosi in loco, sorse una controversia con la neocostituita Confraternita, circa l’uso dell’Oratorio, ed allora intervenne a chiarire la disputa il Bartoli, con la sua donazione, dell’anno 1820, a favore dei Frati Minori Osservanti del Convento di S. Lorenzo, sempre con la condizione della garanzia dell’apertura e del mantenimento in esso del culto divino.

Una piccola lapide marmorea apposta in facciata ed ancora visibile, ci ricorda un restauro successivo: Hanc Frontem Anno Mdcccxxx Turbine / Disjectam / Aloysius Comes Latinus Maciotus / Instauravit Aere P. [Traduzione: Essendo stata questa facciata, nell’anno milleottocentotrenta, ridotta in rovina a causa di una bufera, il Conte Luigi Macioti Latini la restaurò a proprie spese] .

Nell’anno 1915, durante la prima guerra mondiale, il Vescovo di Velletri, mise a disposizione questa chiesa per l’ingrandimento dell’Ospedale militare di riserva, sistemato nell’adiacente convento di S. Lorenzo. Poi, a causa dei bombardamenti del secondo conflitto mondiale, la chiesa subì dei danni ma venne riparata; tuttavia nel novembre del 1969, a seguito di un violento temporale, il tetto crollò. Nel giugno del 1976 si sviluppò inoltre un incendio, che danneggiò ulteriormente l’edificio (da: Mons. Fernando De Mei, La Meravigliosa Storia di Velletri, Velletri, 1978, p. 259).

LA VIA CRUCIS NELLA CHIESA DELLA CORONCINA IN VELLETRI /2

Tonino Parmeggiani

Terminata così, nell’anno 1753, la costruzione della Chiesa della SS.ma Concezione, meglio conosciuta come Oratorio ‘della Coroncina’ o anche ‘della Via Crucis’, voluta dal popolo veliterno a seguito delle Missioni del Beato P. Leonardo da Porto Maurizio, dopo un periodo di interruzione, dovuto alla mancanza di fondi ma, superato questo con il decisivo apporto finanziario di un devoto, il nobile veliterno Giuseppe Angelini il quale, nello stesso anno, «…hà ceduto e rinunciato al sudetto V. Convento, e RR.PP. di S. Lorenzo di questa Città di Velletri dell’Ordine de Minori Osservanti di S. Francesco, e per essi al Molto R.P. Marcello da Pistoia Guardiano attuale … presente, et accettante colla presenza, consenso, parola, e volontà dell’Ill.mo Sig.re Giuseppe Felice Toruzzi Nobil Patrizio di Velletri, e Conte del Sagro Romano Impero Sindico Apostolico dello stesso V. Convento di S. Lorenzo presente [nel diritto ecclesiastico il Sindaco svolgeva il ruolo di controllo dell’amministrazione di un convento, n.d.A.] …tutto ciò, che ad esso Sig.re Angelini spetta, ed appartiene rispetto allo speso da Lui per la prosecuzione, terminazione, stabilimento, e provedimento del sudetto Oratorio della Via Crucis, ad averlo, e goderlo con tutte, e singole raggioni, e colla clausola del Costituto, et effetto del Precario [termini giuridici che indicano un patto (Costituto possessorio) per cui chi ha ceduto un immobile continua a goderne l’uso gratuitamente (Precario) senza alcuna scadenza temporale, n.d.A.]…colle condizioni seguenti, cioè: che li suddetti RR.PP. siano tenuti, ed obbligati quanto prima eriggere nel sudetto Oratorio il S. Esercizio della Via Crucis; che li medesimi … siano tenuti per l’avvenire far fare nel medesimo Oratorio anche l’Esercizio della Coroncina coll’assistenza del P. Direttore; che li stessi RR.PP., acciò ogn’uno à suo bellaggio possa andare à fare il S. Esercizio della Via Crucis in detto Oratorio, debbano far aprire la matina di buon ora ogni giorno la Porta … dalla parte della strada, e non chiuderla sino alla sera al tardi, sempre, et in perpetuo, e la medesima porta non possano mai in alcun tempo futuro farla murare sotto qualunque pretesto…» [Atto II, redatto il 17 agosto 1750, notaio Giovanni Serangeli, vol. 1213 (ex 1257),  f. 259].

Questo primo nucleo di fedeli, devoti alla pia pratica della Via Crucis, definitosi “i Fratelli della Coroncina della Città di Velletri” ottenne, dal Vicario Generale, anche il permesso (15 luglio 1753) per l’erezione  dell’Esercizio della Via Crucis per gli uomini, ad esclusione del diritto di farvi celebrare la S. Messa e di erigervi una Confraternita (Archivio Vescovile, Sez. I, Tit. IV).

A questo punto nelle fonti documentarie c’è un vuoto di oltre 60 anni che però riusciamo in parte a colmare: dall’Atto III [del 17 agosto 1820, notaio Fortunato Giuseppe Moretti, vol. 1483 (ex 1529)], f. 366, veniamo a sapere che «Dopo molti anni rovinò il muro dalla parte di Tramontana e per lo spazio di molti, e molti anni restò detto luogo del tutto abbandonato finchè il pio Sig.re Niccola Cesaretti coll’elemosine che potè accumulare cominciò la riedificazione del Muro, che per vari anni restò imperfetto, perché cessarono l’elemosine».

Sulle cause del crollo del  muro perimetrale a nord, trascinando giù anche il tetto (in un documento riferito all’anno 1809 vien detto che l’Oratorio rimase chiuso per 17 anni, quindi l’evento sarebbe da datarsi al 1792), se non da attribuirsi solo a cattiva costruzione, possiamo ipotizzare il terremoto dell’anno 1771 (“Scosse di terremoto e restauri alla Chiesa di S. Martino” (A. Remiddi, Velletri Memorie storiche, vol. 2, 1982, p. 279; ibidem, alla p.125, notizia che, nello stesso anno, anche “I PP. di San Lorenzo volendo rifare la facciata della chiesa che minaccia rovina…”) o uno smottamento dell’area (ibidem, p. 125, nell’anno 1757 “Si accordano scudi 90 ai Frati di San Lorenzo per le muraglia dell’orto” ed ancora, nell’anno 1761,“si accordano scudi 198 ai Frati di San Lorenzo per ricostruzioni di vari muri nel convento”).

Sulla figura generosa di Nicola Cesaretti, che ritroviamo spesso nei documenti del tempo, vogliamo proporre questa testimonianza storica, resa da Fabio Bartoli nel settembre 1820 (A.V. Sez. I, Tit. IV), nell’ambito di una controversia tra lo stesso Bartoli - accusato di essersi appropriato di offerte e del legname necessitato nei lavori di restauro da lui realizzati - e la Confraternita, di cui ci occuperemo in seguito: «Nicola Cesaretti non era riuscito all’intento del restauro in questione. Era il Cesaretti di sempre grata ricordanza ai buoni velletrani un uomo pio, religioso, e caritatevole in maniera, che avendo meritata la confidenza di tutti, era esso quegli, che colle elemosine da esso procurate sollinnezzava ogni anno con devota, e solenne pompa la Festa della Madonna SS.ma delle Grazie, che importava annualmente una somma considerevole, esso coll’elemosine fece costruire una macchina di argento (sic!) per portare procissionalmente la Immagine della Vergine, esso, che accorreva coll’elemosine al sollievo dei bisognosi della Città, esso, cui non si negava sussidio, quando si faceva a dimandarlo. Eppure quest’uomo, che godeva, e meritava la confidenza dell’intera Popolazione, benche si accingesse all’opera del restauro della Coroncina, non potè accozzare (accumulare) tanto di elemosine per venirne al capo». Se aveva dovuto desistere anche lui, ancor di più doveva essere magnificato l’operato del Bartoli che «…di niuna relazione, di niuna eloquenza, senza maniera, e nella sola sua simplicità ottenesse tanto di elemosine..».

Per inciso, va detto che questi decenni di fine secolo furono un susseguirsi di crisi economiche e di carestie, a cui venne ad aggiungersi anche l’occupazione francese dello stato pontificio.

Nel contempo, nell’anno 1814, veniva eretta la Confraternita degli Amanti di Gesù e Maria (T. Bauco, Storia della Città di Velletri, Velletri, 1851, vol. II. p. 149).

La situazione del mancato uso dell’Oratorio rimase così immutata ancora per alcuni anni fino a che, nell’anno 1809, intervenne un altro ‘benefattore’ (per ora usiamo le virgolette, in quanto un giudizio su quanto da lui svolto richiederà un’analisi attenta), nella persona di Fabio Bartoli che «Finalmente… mosso da santo zelo, e divozione risolvette di terminare, e ricostruire a sue spese l’Oratorio sudetto, come coll’ajuto del Signore eseguì, e felicemente terminò… con una non piccola spesa per il pagamento degli Artisti (artigiani), e compra dè travi, che importò la somma di scudi trecento ventinove e baiocchi quattro…» (Atto III, f. 366); in questo atto di donazione, da parte del Bartoli ai Padri del Convento di S. Lorenzo, veniamo ad apprendere la cronistoria di questi ultimi lavori, con nuovi ed interessanti particolari, desunti dalle ricevute dei pagamenti da lui effettuati ed allegate all’atto, che riportano in dettaglio l’elenco, con relative misure, dei lavori eseguiti dalle varie maestranze.

In totale il Bartoli asserì di aver speso 500 scudi, più altre spese minori; le voci più importanti sono quindi le varie opere di muratura, ripresa del muro parzialmente crollato, ripresa e rifacimento di intonaci, inzeppatura di crepe, rifacimento di cornicioni, delle finestre ovali nonché costruzione dei pilastri e dell’arco della “cappelletta”, l’acquisto delle travi di legno, per l’importo dei 329 scudi, più altri 169 per l’acquisto di 13.000 canali per il  tetto rifatto di nuovo.

Nella citata donazione ai Minori Osservanti di S. Lorenzo, il Bartoli impose la stessa “Clausola  di Costituto, ed effetto  del Precario” e «…che detti Padri debbano osservare, ed eseguire le medesime condizioni già di sopra espresse, colle quali il Sig.re Giuseppe Angelini già fece nell’Anno 1753 con simile cessione…»; i due atti (del 1753 e 1820) si assomigliano molto, usando anche le stesse frasi, la terminologia giuridica, sarà forse un caso, ma anche giorno e mese di stesura, il 17 agosto, coincidono!

Sembra quasi che il Bartoli (si dichiarerà poi di professione vignaiolo), avesse voluto immedesimarsi nella persona dell’Angelini, di cui ne ripercorre nell’atto notarile anche tutta la cronistoria, quasi a voler tramandare di se un’immagine speculare, legata ad un’altra storica, fascinosa per lui, che certamente avrà goduto di tanta stima in città se ancora veniva ricordato dai posteri.

Comunque i lavori erano stati realizzati e «… così terminata felicemente la Fabrica, riattati i Quadri della Via Crucis, e fattone uno di nuovo, si aprì l’Oratorio nel giorno Primo Novembre Festa di tutti i Santi dell’Anno Mille Ottocento Nove…».

Il motivo di questa donazione, dopo undici anni che erano terminati i lavori della Coroncina, da parte del Bartoli, consiste nel fatto che poco dopo la riapertura della chiesa nell’anno 1809, a seguito dell’invasione francese, i Frati Minori Osservanti vennero espulsi ed allora  l’Oratorio continuò ad essere gestito dai laici, appartenenti all’ ”Unione Fratelli della Coroncina”.

In questo periodo di assenza dei frati, fino alla restaurazione dello stato pontificio, all’incirca un quinquennio, vennero costruite, come donazioni del Conte Giuseppe Latini Macioti, la Sagrestia, attigua all’Oratorio ed un’abitazione per il Cappellano, sempre insistenti sul terreno annesso al Convento: di questo fatto si ha solo una testimonianza successiva, il Bartoli lo liquida, benchè accaduto meno di un decennio prima, con poche parole «… i Religiosi …trovarono edificata una Fabrica contigua all’Oratorio sudetto per uso di Sagrestia entro la clausura del Convento…»; se nell’Atto III ripercorre con attenzione quanto svolto dall’Angelini e dal Cesaretti, oltrechè da egli stesso,  non si comprende perché abbia taciuto il nome del Latini Macioti, se non per il fatto che con questi, invero, erano sorte già polemiche.

Al ritorno quindi dei religiosi in loco, sorse questa controversia con la, nel frattempo, neocostituita Confraternita, in merito all’uso dell’Oratorio, ed allora intervenne - assurse, magari in buona fede - a risolvere la disputa il Bartoli con la sua donazione, dell’anno 1820, a favore dei Frati Minori Osservanti del Convento di S. Lorenzo: «Sono quindi insorte varie questioni frà l’anzidetti Religiosi, e Confraternita sul diritto, ed uso di detto Oratorio. Amando il Sig.re Fabio Bartoli che si ponga fine a tali questioni per quanto sia possibile, e volendo far costare per atto solenne (!) la sua intenzione, cioè che le spese da lui fatte per la riedificazione dell’Oratorio non hanno avuto per oggetto di togliere, ma anzi di accrescere ai Padri Minori Osservanti il loro diritto ed uso continuo sull’Oratorio sudetto…» (f.383).

Ma nell’atto alcune cose non erano state dette ed altre vennero accusate di falsità, per cui subito si originò una controversia giudiziaria tra il Bartoli e la Confraternita degli Amanti di Gesù e Maria, con produzione di relativi memoriali, ricchi invero di particolari, come vedremo, e che si protrarranno per il tempo di sei anni.

LA VIA CRUCIS NELLA CHIESA DELLA CORONCINA IN VELLETRI /3

Tonino Parmeggiani

Nell’atto di donazione fatto da Fabio Bartoli, il 17 agosto 1820, a favore dei Frati Minori del contiguo Convento di S. Lorenzo, di tutti i lavori promossi da lui stesso (realizzati circa 12 anni prima) e volti a permettere la riapertura al culto della Chiesa della SS.ma Concezione, popolarmente denominata anche Oratorio della Coroncina o della Via Crucis, costui aveva dichiarato alcune cose  - e soprattutto alcune cifre - che vennero subito accusate di falso dagli appartenenti alla Confraternità degli Amanti di Gesù e Maria, che aveva appunto sede presso la chiesa.

Appena cinque giorni dopo la stesura dell’atto, due dei Fratelli della Confraternita, Eleuterio Nicosanti e Giovanni Cascapera, che avevano «continuamente pratticato, e frequentato il detto Oratorio tanto prima della sua apertura che doppo» si recavano da un notaio per fare la loro deposizione «confermata col loro giuramento toccate le scritture» in merito alla vicenda dei lavori eseguiti, all’operato del Bartoli  stesso ed alla gestione della chiesa: «…nell’anno 1809 a spese di molti Benefattori e Devoti, alla testa de quali vi era Fabio Bartoli fu fatto rifabricare l’Oratorio della Via Crucis, che era caduto unitamente al tetto, e pavimento, non che il Cappellone, che era stato rovinato dal fulmine; per eseguire ciò tutti li Fratelli, e molte Pie Persone benestanti versarono abondanti elemosine in mani del detto Bartoli, somministrarono tutto il legname per riedificazione, e quelli Fratelli, che erano impotenti a cavar denaro, e generi, vi impiegarono la loro opera con carreggiare la pozzolana, calce, sassi, e tutt’altro che vi abbisognava; due soli travi furono comprati dalla Sig.ra Rosa Lucci del costo di circa scudi sessanta, che essa rilasciò per soli scudi trenta; appena terminata la fabrica il detto Fabio si portò via tutto il legname che vi sopravanzò unitamente a quello inserviente a fabbricare, cioè candele, piane, ed altro, facendole trasportare e nella sua casa, e nelle sue vigne, e ciò l’avrà fatto per rimborzarzi in parte delle spese da esso fatte; l’Oratorio sudetto fu riaperto il giorno di tutti li Santi del 1809 e siccome era mancante delli banchi per fare sedere li Fratelli e li altri Devoti, fu pregato il Sig. D. Angelo Graziosi, ed altri possidenti de legnami, affinchè a titolo di elemosina somministrassero le tavole per costruire li banchi …ne carricai circa quattro some, e poi andetti dagli altri benefattori che parimenti mi fecero carricare delle altre some, ed in tal guisa fu provisto tutto il legname per la costruzzione delli banchi. Non essendovi danari per la fattura delli detti banchi … accumulassimo una somma di denaro cui facessimo far li banchi per la fattura di baiocchi trentacinque per banco, e siccome si temeva che il Demanio potesse spogliare l’Oratorio di tutti li suoi attrezzi, pensammo di mercare li banchi sudetti col nome di Fabbio Bartoli, conforme io Cascapera mercai li banchi sudetti. Quando fu riaperto il sudetto Oratorio vi era bisogno della cera per fare le sagre funzioni, e parimenti questa fu questuata da diversi benefattori…in ogni festa si faceva la questua per la chiesa, e l’elemosina che si raccoglieva, che sempre sorpassava lo scudo, e qualche volta arrivava anche alli paoli venti si consegnava al Sig. Fabio Bartoli sudetto e ciò durò per lo spazio di circa trè anni. Da noi testificanti, e da altri Fratelli fu ricercato il detto Bartoli perché rendesse conto dell’elemosina da esso incassata; esso ci rispose che non era tenuto a render conto a nessuno e mai sia è potuto sapere dove sieno state erogate dette elemosine e non può dirsi che esse sieno state versate per il mantenimento della Chiesa, cioè nel provvedere olio, cera, e far le feste mentre in detto lasso di tempo tutti si provvedeva colle somministrazioni che davano li Fratelli e li Pii Benefattori» [Archivio Vescovile di Velletri, Sez. I, Tit IV, All. n.3; sono ivi contenuti gli altri documenti in appresso citati].

Sulla scorta di questa ed altre deposizioni di persone a conoscenza dei fatti, il Segretario della Confraternita preparò un memoriale ‘Osservazioni del Segretario…’ con in allegato le deposizioni raccolte nel ‘Sommario giustificativo le osservazioni del Segretario della Confraternita contro Fabio Bartoli…’. che venne consegnato «…alli sei Deputati, nominati nella Congregazione Generale tenuta il giorno 24 Settembre 1820» i quali avrebbero dovuto riferire il tutto all’allora Vescovo Suffraganeo Mons. Geraldo Macioti. Alle due accuse descritte in precedenza, cioè  «il rendiconto delle limosine» e «la restituzione del legname», il Segretario ne propose una terza, «lo spergiuro».  Era successo che il Bartoli in una sua precedente spontanea deposizione, fatta il 15 marzo 1820, aveva dichiarato «fui quello che alla testa di alcuni Devoti feci rifabricare l’Oratorio …» mentre nell’atto del 17 agosto «dichiara di aver fatto ricostruire a sue spese l’Oratorio sopraddetto; e di avervi impiegata una forte somma…», ed anche per varie voci di spesa si manifesta questa contraddizione, in un discorso dice ‘a sue spese’ mentre in un altro ‘a spese di … offerto da…’, insomma molte sue affermazioni potevano essere usate per accusarlo.

Vogliamo ritornare a questo primo documento (del 15 marzo) perché ci da ulteriori informazioni sullo stato in cui si era ridotto l’Oratorio: «…il Locale era divenuto uno spinacceto, ripieno di roghi, e vi si ritrovava nel mezzo anche un albero di persici [di pesche] , che produceva il frutto, per il che dovetti spendere una forte somma per il solo spurgo; il Locale suddetto cosi rovinato rimase abbandonato per lo spazio di circa anni diecisette, per cui li Fedeli andavano raminghi or qua, ora in là per esercitarsi nell’atti di pietà…».

Parallelamente gli atti ufficiali, nel frattempo era stato diffuso in Velletri anche un sonetto anonimo contro il Latini-Macioti e di questo fatto era stato accusato il Bartoli [che peraltro dichiara di essere analfabeta], anche perché in un altro memoriale aveva esternato le stesse accuse [anche se poi negherà di esserne stato lui l’autore]; la cosa era giunta sul tavolo del Cardinal Vescovo Giulio Maria della Somaglia che, con lettera del 5 novembre 1820 al suo Vicario Generale, ne aveva comandato l’arresto: «Accludiamo a V.S. Ill.ma due posizioni a carico di codesto Fabio Bartoli. La prima segnata n°570 contiene un memoriale avanzato pieno di mendaci, ed imposture a carico di Giuseppe Latini Macioti, e dei Confratelli Amanti di Gesù e Maria. […] Tutto troverà stragiudizialmente provato nei fogli annessi, e sul fondamento dè quali Ella si contenterà di ordinare immediatamente l’arresto del sudetto Fabio Bartoli, e quindi ristretto in carcere compilerà subito un giudiziale, e regolare processetto, che ci rimetterà per attendere le nostre determinazioni. La seconda posizione poi segnata al n° 633 siccome contiene altro titolo criminoso di spergiuro contro il medesimo Bartoli; così nella stessa Processura comprenderà anche questo delitto, onde legalmente possa rimaner comprovato, qualora sussista».

Cosa che avvenne con celerità, in quanto nello ‘Stato Nominativo giornaliero degl’Individui, che vengono arrestati, e tradotti nelle Carceri di Velletri’, al giorno 7 novembre, troviamo il nostro Fabio Bartoli, arrestato per «Pretesa calunnia di spergiuro» per ordine di Mons. Vicario Generale [Archivio Vescovile di Velletri, Sez. IV, Tit. IV, Arrestati 1820-23].